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FRANCESCO e TERESA operatori di pace


Una delle cose che più sembra attirare il lettore che indaga la vita di un santo è la sua attualità, la sua capacità di poter dire qualcosa di significativo a chi ne impatta la storia. In un tempo in cui la globalità fa sì che una guerra lontana bussi anche alle nostre porte, sembra utile dialogare con Francesco e Teresa nella loro veste di apostoli della pace. Che entrambi i santi siano stati amanti e fautori di pace è cosa scontata: al primo è associato il saluto Pace e bene, la seconda addirittura vincitrice di un premio Nobel per la pace.

Ma, ci potremmo chiedere, esistono degli eventi che li veda coinvolti che ci possono aiutare nella riflessione sulla bellezza e necessità della pace? Evidentemente sì e a tal proposito ricordiamo gli incontri con Il lupo di Gubbio e di… Pianosa.

Ben nota è la prima storia relativa al santo assisiate, meno la seconda che vede protagonista la S. Teresa, ma…andiamo ad ascoltarle insieme.


La vicenda del così detto lupo di Gubbio ci parla di un animale feroce, se si sia trattato realmente di un quadrupede o di un uomo così chiamato per la sua violenza non è chiaro, che terrorizzava gli abitanti del paese. Francesco di Assisi armato solamente della pace e dell’amore del Signore va a trovare il lupo che nell’incontro con la dolcezza degli occhi e delle parole del santo si converte e viene riportato in seno alla comunità che lo accoglie al solo prezzo di un po' di cibo da donare ogni giorno.

La cosa interessante in questa storia non è solamente la conversione del cuore del lupo che, accolto per come era smise di dar fastidio alla popolazione, ma anche il mutamento degli abitanti della città che impararono ad amare il diverso provvedendo alle sue necessità. In fondo, il lupo, cacciava per fame e, venuto meno il bisogno di compiere scorribande per procurarsi il cibo, finì per diventare mansueto come un agnellino perché era stato trattato con amore e rispetto.


L’altro evento che vogliamo presentare è l’incontro di Madre Teresa con i lupi di Pianosa, cioè con i detenuti del carcere costruito sull’omonima isola situata nell’arcipelago toscano.

Era il maggio del 1986: Madre Teresa ottenne di poter visitare il carcere. L’arrivo della piccola sorella provocò emozione in tutti coloro che la incontrarono. Ma, mentre salutava detenuti e dipendenti del carcere, ella non poteva distogliere il pensiero dalle invalicabili mura del braccio di massima sicurezza, luogo dove vivevano i fratelli più disagiati, luogo dove neanche le sue suore che settimanalmente si recavano in carcere per dar sollievo ai detenuti con la loro evangelica presenza, potevano andare. Madre Teresa tanto insistette che ottenne l’autorizzazione a varcare i famigerati cancelli: l’accesso alla massima sicurezza coincise proprio con l’ora d’aria concessa giornalmente ai detenuti. L’accoglienza fu inizialmente fredda: i detenuti si mostrarono per lo più indifferenti alla presenza di quella piccola suora che sommessamente si era introdotta nel loro mondo. Ma visto che il vangelo non conosce ritardi e ostacoli, lei forte della disarmante semplicità della povertà iniziò a salutarne uno che stava isolato da una parte porgendogli un breve saluto a mani giunte. Poi ne avvicinò un altro e un altro ancora; e ben presto si formò un piccolo gruppo, sempre più interessato a quella insolita presenza. Chi era presente racconta che in mezzo a quei ragazzoni robusti e tatuati lei cominciò a parlare con dolcezza dicendo che Gesù li amava molto perché anche lui era stato prigioniero come loro, aggiungendo che, per vedere Dio, bisognava convertirsi ed avere un cuore puro. In poco tempo l’atmosfera si fece mite e serena e, alla fine, ci fu anche un momento di profondo raccoglimento e di preghiera con la distribuzione di medagliette dell’Immacolata Concezione. Insomma, pareva di rivivere la francescana pagina dell’incontro tra Francesco e il terribile lupo di Gubbio.


In sintesi, si potrebbe dire che Francesco e Teresa sono stati portatori di pace perché hanno per primi sperimentato la pace che viene dal Cristo. La storia insegna che la pace dell’uomo è caduca, dura per un tempo e poi svanisce perché si è spesso più inclini a prestare l’orecchio alle suggestioni del mondo che alla grazia divina. La pace del Signore invece parte da dentro il cuore, è dono ricevuto e disponibile per tutti, gratuitamente, occorre solamente accoglierla.

I due santi hanno fatto questo, si sono lasciati amare e pacificare con le storie della loro vita, con i loro peccati, accettando l’abbraccio benedicente di un Padre sempre pronto a donare il suo Spirito di pace a chi lo accoglie con amore. A chi fa questa esperienza di amore incondizionato non rimane altro che portarlo ai fratelli come hanno fatto Francesco e Teresa.

Un augurio di Pace e di Bene a tutti!

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